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  • Giorgia Merlin

La Serigrafia: storia e curiosità di questa interessante tecnica di stampa!

La serigrafia, dal latino seri (seta) e dal greco graphein (scrivere o disegnare ), è un procedimento di stampa che usa come matrice un tessuto di seta o di fibre sintetiche a trama più o meno fitta. Comparsa abbastanza recentemente, vanta in vario modo precedenti storici illustri. Già nel XI secolo infatti, in Giappone possiamo trovare la tecnica del Katagami, che attraverso diversi procedimenti, forniva una sottile griglia sulla quale aderivano le parti libere del foglio trattato, permettendo così il passaggio dell’inchiostro sugli spazi aperti.


In Europa invece, nel XV secolo, per colorare le stampe xilografiche, le carte da gioco, le immagini religiose o i libri di anatomia, si utilizzavano delle mascherine di carta, cuoio o metallo meglio riconosciute come tecnica del pochoir (dal francese) o dello stancil (dall’inglese).

Possiamo trovare degli antecedenti ancora più antichi, durante le Crociate infatti, le croci impresse sugli abiti talari venivano riportate con dell’inchiostro rosso, fatto passare attraverso un fitto tessuto teso su un cerchio di ferro.


Particolare di telaio serigrafico



Difatti, la seta intesa come materiale per stampare è stata usata probabilmente in Francia intorno al 1870. Un passo in avanti avvenne nel 1907, quando l’inglese Samuel Simon brevettò il processo serigrafico che più si avvicina a quello contemporaneo, eseguito per la stampa di tessuti attraverso dei telai formati da fili tesi di seta, che garantivano una resistenza più elevata alla tiratura e una migliore stabilità dimensionale. Per far passare l’inchiostro attraverso gli spazi aperti, inizialmente venivano utilizzati dei pennelli molto rigidi e solo successivamente vennero introdotte le racle. Durante gli anni ’20 invece, venne inventata la prima macchina serigrafica automatica e nello stesso periodo l’americano Louis D’Autremont inventò un materiale a gomma lacca molto facile da tagliare chiamato Pro-Film.


A migliorare ulteriormente la qualità del lavoro ci fu l’introduzione della pellicola fotosensibile da parte di Joseph Ulano, che portò la serigrafia allo stesso livello delle altre tecniche di stampa grazie ad una maggior facilità d’esecuzione.

Inoltre, durante la Grande Depressione americana, il Governo federale avviò una campagna per la diffusione dell’arte e delle tecniche di stampa, denominata Federal Art Project (FAP) sotto la direzione della Work Progress Administration (WPA). Grazie a queste istituzioni gli artisti americani poterono, per la prima volta, ricevere un sussidio e uno stipendio settimanale per la creazione di manifesti, stampe, dipinti e altri lavori artistici.


Nel 1935, a New York il pittore ed incisore Antony Valenois istituì un corso di serigrafia, portando questa tecnica all’attenzione di molti artisti, i quali però, ne rifiutarono l’utilizzo artistico a causa dell’uso commerciale che ne veniva fatto all’epoca. La dissociazione tra la serigrafia creativa/artistica e quella a scopo commerciale (silkscreen) avvenne solo grazie allo storico dell’arte Carl Zingrosser, allora curatore del Dipartimento di Stampe al Museo di Belle Arti di Philadelphia.

Nel 1940, alcuni artisti coinvolti nel WPA Federal Art Project, fondarono la National Serigraphy Society e organizzarono diverse mostre serigrafiche mostrando così le potenzialità artistiche di questa tecnica.

Negli anni ’60 venne introdotta anche in Italia, ma è soprattutto negli Stati Uniti e successivamente con gli artisti della Pop Art come Andy Warhol, Jasper Johns, Roy Lichtenstein, Robert Indiana, ed in Inghilterra con Eduardo Paolizzi e Joe Tilson che questa tecnica arriva alla sua massima espressività artistica.


Principi tecnici


In origine, per la creazione dei telai, si usavano tessuti di seta, le cui maglie a fili ritorti e perciò detti multifilamento, presentavano irregolarità di spessore e conseguentemente una struttura superficiale ruvida; inoltre questo tipo di filamenti potevano gonfiarsi e distaccarsi durante la stampa a causa della penetrazione dell'inchiostro negli intrecci, con conseguente difficoltà nella pulitura del tessuto.


Oggigiorno invece, i tessuti impiegati sono di fibre sintetiche detti monofilamento e quindi con struttura superficiale liscia; ciò produce la formazione di maglie regolari, cosa indispensabile per una permeabilità uniforme dell'inchiostro e per la pulitura dei telai dopo la stampa. Le fibre più usate sono il nylon e il poliestere ed in alcuni casi particolari vengono usati pure filamenti metallici. Le stesse fibre sono poi tese su un telaio di legno o alluminio di forma rettangolare che va a formare il quadro di stampa. La trama del tessuto più essere più o meno fitta, in base alla qualità dell’immagine che si vuole ottenere e dalla quantità d’inchiostro che si deve depositare sul supporto di stampa. I fili dell’ordito vengono contati per centimetro quadrato e designati con un numero che varia da 16 a 120.

Per stampare su supporti diversi dalla carta come la ceramica o l’argilla, si usano degli appositi telai con trama metallica (acciaio, bronzo, rame o ottone), attraverso i quali far passare gli inchiostri adatti al supporto che deve riceverli.


Serigrafia realizzata da me con tre differenti colori.



Processi di stampa


Nella fase di stampa l'inchiostro viene forzato a passare attraverso i grafismi rimasti aperti e a depositarsi sul supporto; la leggera pressione necessaria al trasferimento è ottenuta per mezzo di una racla di gomma, inclinata e strisciante sul tessuto.

In principio, il quadro di stampa viene collocato sul tavolo al quale viene fissato con delle cerniere o dei cardini. Tra il tessuto teso e il supporto esiste una piccola distanza, detta stacco, che può variare da 0,5 a 5 mm circa, a seconda del formato, del tipo di supporto e della velocità di stampa. Nell'istante della stampa la distanza viene colmata dalla racla lungo la linea di pressione mentre la tensione del tessuto provvede ad operare il distacco immediato del tessuto dal supporto non appena cessata la pressione della racla. A questo scopo, in commercio esistono diversi tipi di base per la stampa, alcuni con sistemi automatici per il fissaggio del telaio alla base o con base aspirante.


Dopo aver fissato il quadro di stampa sulla base, viene preparato il “registro”, attraverso delle tacche all’interno delle quali verrà inserito il supporto da stampare. L’inchiostro viene versato sul lato interno del telaio, poi distribuito uniformemente con la racla a 60 gradi e steso con una leggera pressione, formando così un primo strato (bagnatura), il tutto tenuto lontano dal supporto di stampa. Successivamente il quadro di stampa viene appoggiato sul tavolo e ora, premendo con la racla a 45 gradi e con una pressione forte ed uniforme, si porta l’inchiostro verso il lato inferiore del telaio, facendolo filtrare attraverso gli spazi aperti per depositarlo sul supporto. Si ribagna nuovamente e, togliendo la prima stampa, si continua a stampare aggiungendo inchiostro all’occorrenza, sempre sul telaio bagnato.

Per stampe che comprendano più colori, verranno utilizzati diversi quadri di stampa per ogni colore utilizzando allo stesso modo il registro.

Subito dopo aver terminato la tiratura si pulisce il telaio e la racla con gli appositi solventi, facendo attenzione che nel quadro di stampa non rimanga nessuna traccia di inchiostro. Le stampe vengono poi messe ad asciugare in una rastrelliera e le tempistiche di asciugatura possono variare dalla temperatura ambientale, dalla base dell’inchiostro o dal tipo di supporto usato.





Serigrafia da me realizzata con tre colori diversi. Come potete vedere i due colori che componevano le mani non erano stati messi debitamente a "registro" ed hanno creato questo effetto "sfuocato".





Fonti:

Serie Project, in archivio per la categoria “Serigrafia”, http://serieproject.org/screen-printing-trivia/

Ginevra Mariani (a cura di), Le tecniche in piano Litografia e Serigrafia, De Luca Editori Arte, Roma, 2006, p. 18.

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